LA NASCITA DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI DEL FUOCO
Come e perché
nacque uno dei più importanti Corpi dello Stato
di Alessandro Mella ed Alessandro Fiorillo.
La grande famiglia italiana dei Vigili del Fuoco è una delle poche al mondo a
poter vantare un’organizzazione di tipo nazionale, da molte nazioni invidiata e
stimata.
Ma come è nata? e perché?
Oggi si fa una grande confusione indicando come anno di nascita il 1941, dato
non corretto.
Spesso viene indicato come motivo lo stato di guerra ma è questo un concetto
assai riduttivo e tra l’altro non fondato essendo in realtà il Corpo Nazionale
di concezione prebellica.
Agli inizi del 1900 i servizi antincendi italiani si basavano sui singoli corpi
di Civici Pompieri diffusi principalmente al centro nord ed in misura di gran
lunga minore nel mezzogiorno con grande disparità di forze.
I corpi delle grandi città erano occasionalmente ma non sempre di tipo
“permanente” mentre il resto dei corpi era costituito su base volontaria.
L’efficienza di tali corpi era di gran lunga discutibile a causa delle
difficoltà delle amministrazioni comunali nel mantenere e sostenere gli stessi.
Quasi tutti quelli di “provincia” erano ancora negli anni ’30 muniti
d’anacronistiche pompe a mano salvo casi rari e sporadici.
Il grande impegno del personale permise comunque, seppur tra mille difficoltà,
di soccorrere le popolazioni.
Si arrivò però spesso alla necessità di inviare i corpi permanenti delle grandi
città in provincia con grossi problemi a causa delle differenze di dotazioni ed
attrezzature.
Bastavano tubazioni di diametro differente per rendere difficoltoso un
intervento.
In questo clima nel 1908 si svolsero i soccorsi lunghi e difficili nel terremoto
Calabro Siculo che dimostrò l’inefficienza dei corpi comunali privi di un ente
in grado di guidarne l’azione collettiva in caso di calamità.
Tale disagio fu sperimentato dal Regio Esercito nei primi anni ’30.
Furono proprio queste problematiche legate all’eterogeneità del servizio a far
nascere un movimento d’opinione che sosteneva la necessità di creare un organo
centrale in grado di garantire il soccorso tecnico urgente e la difesa civile
come solo i Vigili del Fuoco sanno ed hanno saputo fare.
In questo senso fu costituita nel 1910 un’apposita commissione con Regio Decreto
per affrontare la questione.
Il primo grande passo si ottenne quando i comandanti dei Corpi delle grandi
città si riunirono a Napoli nel 1935 per gettare le basi del nascente “Corpo
Nazionale Pompieri” costituito di Corpi Provinciali (Legge 2472 del 10 Ottobre
1935).
Essi pieni d’entusiasmo e volontà si resero artefici di un’opera straordinaria
per il nostro paese ed ancora oggi fondamentale.
I Pompieri della città capoluogo assunsero il controllo di quelli della relativa
provincia.
Rispondevano quindi all’Ispettorato Centrale Pompieri che d’intesa con la
Federazione Tecnica Pompieri d’Italia (benemerita istituzione che tanto si era
prodigata per uniformare i pompieri italiani e standardizzarli) introdusse la
prima uniforme nazionale in panno blu.
Il corpo cambia nome nel 1938 quando la legge 1021 abolisce la parola “Pompiere”
d’origine francese in favore di “Vigile del Fuoco” in memoria dei Vigiles
dell’antica Roma a cui il fascismo spesso si ispirava.
Un po’ quindi per valorizzare il nascente corpo ed un po’ in favore
dell’autarchia culturale il vecchio francesismo spesso motivo di battute di
spirito venne messo da parte.
Ma è con il Regio Decreto 333 del 1939 che finalmente prende vita il Corpo
nazionale dei Vigili del Fuoco.
Suo creatore fu il Prefetto Alberto Giombini, uomo grandioso di grande
intelligenza e lungimiranza.
Fu lui che con l’apporto dei giovani ufficiali e comandanti entusiasti mise in
piedi un’organizzazione straordinaria ancora oggi al passo con i tempi e
straordinariamente efficiente.
La neonata Direzione Generale dei Servizi Antincendi prese il coordinamento dei
Corpi Provinciali numerati in ordine alfabetico e muniti di un proprio motto.
Grazie alla Cassa Sovvenzioni Antincendi fu possibile dotare in tempi celeri
tutti i corpi d’Italia di un rinnovato parco mezzi, di nuove attrezzature e
materiali, di nuove sedi e d’ogni necessità portando anche al Sud l’eccezionale
organizzazione ponendo fine alle grandi disparità del passato.
I tempi delle ristrettezze dei comuni erano finalmente finiti tra l’entusiasmo
generale del personale permanente e di quello volontario finalmente valorizzato.
Vennero edificate le Scuole Centrali Antincendi per l’istruzione del personale e
le colonie per le cure dei figli dei VVF.
Fu curata la formazione del personale ed in breve tempo si crearono nuove
specialità (celeri, portuali, pontieri, cinofili, di montagna, chimici, ecc…
ecc…) mettendo in piedi un servizio capillare sfiorante la perfezione.
Le potenzialità del personale unite all’entusiasmo generale permisero questo
eccezionale risultato.
Quando al termine del Primo Campo Nazionale dei VVF del 1939 il Duce assistette
alla manovra di Piazzale di Siena rimase esterrefatto dai risultati ottenuti in
così breve tempo.
Nel frattempo fu dato grande impulso all’attività sportiva ed il corpo divenne
una fucina d’atleti eccezionali.
La celere nascita e crescita del Corpo Nazionale fu anche merito del gruppo di
ufficiali che affiancarono Giombini e seppero mettere da parte ogni divisione in
nome di un opera comune fondamentale per il paese.
Nei cinque anni di guerra (di cui si è diffusamente parlato in altri testi) i
Vigili del Fuoco seppero svolgere un lavoro eccezionale e resistere alle
privazioni ed al superlavoro del conflitto nonché ai drammi della guerra civile
che portò l’Italia alla fine del conflitto.
Al termine della guerra iniziò a circolare tra i comandanti dei corpi il terrore
di uno scioglimento del Corpo.
I Comandanti terrorizzati dall’idea di un assurdo ritorno ai comuni iniziarono a
coalizzarsi tra loro per tenere una linea comune e sensibilizzare lo stato
affinché non procedesse allo smantellamento dell’organizzazione nazionale in
favore di un nefasto ritorno agli enti locali.
L’azione degli stessi fortunatamente fu compresa dall’amministrazione centrale
che iniziò un opera eccellente per la risistemazione del Corpo che da lì a poco
fu in grado di operare con efficienza su tutte le calamità italiane dal
dopoguerra fino ad oggi.
Oggi il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco rappresenta una delle istituzioni
più amate ed invidiate all’estero.
La straordinaria organizzazione in grado di operare su tutto il territorio
raccoglie l’apprezzamento di tutti.
Il Corpo è oggi l’unico ente in grado di coordinare il soccorso tecnico urgente
su tutto il paese assumendo un ruolo fondamentale, ed a nessun altro
attribuibile, nel sistema di difesa civile nazionale che conta oggi
sull’appoggio logistico delle benemerite organizzazioni di PC.
Un ritorno alle amministrazioni locali segnerebbe la decadenza del servizio non
rendendone possibile il sostentamento ed il coordinamento tornando così a forti
disparità tra corpi di zone facoltose e non.
Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco proiettato verso il futuro è ancora oggi
icona del servizio e del sacrificio e rappresenta di fatto il futuro del
soccorso tecnico urgente raccogliendo la stima di tutto il mondo.
La professionalità dei pompieri italiani non è seconda a nessuno avvalendosi tra
l’altro della capacità di adattamento ad ogni situazione che è tipica
dell’italianissima arte di arrangiarsi.
Nel ricordo dei propri caduti e di chi sacrificò la vita in nome del Corpo esso
guarda avanti continuando quotidianamente la propria opera fondamentale per il
bene della nazione sostenuto dalla passione incondizionata del suo personale
permanente e volontario.
Per metterlo al passo coi tempi, si può ristrutturare, ottimizzare, riformare,
ma non sopprimere, o snaturare. Si può incrementare la componente volontaria,
sempre ben inquadrata nel Corpo, valorizzando le risorse umane che, soprattutto
grazie ai giovani, possono portare nuove energie e competenze.
Non si può dilapidare un patrimonio di conoscenze e di professionalità che ha
dimostrato, nei decenni, d’essere un punto fermo nella coscienza e nella realtà
quotidiana del paese. Una struttura, un Corpo di uomini che ha fatto del
sacrificio e del senso del dovere la propria vocazione, la propria missione. Un
Corpo da sempre nel cuore della gente, che gode del rispetto e dell’amore della
popolazione, che sa di poter contare sulla professionalità e l’abnegazione dei
vigili del fuoco, sempre pronti e sempre capaci d’affrontare e risolvere ogni
situazione, anche la più gravosa e difficile.
Quale lungimiranza è alla base di un progetto teso a svilire un’esperienza del
genere, liquidando il Corpo che più d’ogni altro ha saputo interpretare e
mostrarsi alla gente con il volto buono ed efficiente dello Stato?
Quali prospettive in una società che rinuncia alla propria sicurezza,
dilapidando quel patrimonio storico e professionale che i vigili del fuoco
nazionali rappresentano, prestando il fianco a derive avventuristiche?
Ancora oggi, a Roma, nel tragico incidente della metropolitana, s’è dimostrato
che la sicurezza non è un capitolo in perdita, che il Corpo è sempre in prima
linea, protagonista impeccabile nella gestione del soccorso tecnico urgente.
Questo Corpo ha bisogno di nuove risorse e nuova linfa per accrescere ancora la
propria capacità di risposta alle esigenze della società contemporanea, questo
Corpo va rafforzato.
La sopravvivenza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è funzionale alle
esigenze e alla richiesta di sicurezza che proviene dal cittadino, soprattutto
in una società complessa quale la nostra, assediata da nuovi rischi e minacce.
La storia del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è testimone ed esempio di
virtù ed efficienza, di pronta risposta alle esigenze della società.
Quella storia è un patrimonio d’identità che prima di tutto noi vigili del fuoco
dobbiamo riscoprire per capire chi siamo, quale è il nostro ruolo, quali sono le
nostre prospettive. E quella storia va mostrata e raccontata alla gente.
Quella storia, la nostra storia, non deve finire.
Sempre avanti Vigili del Fuoco!